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VIII CONGRESSO SINV
RAPALLO (GE) 26-27 Novembre 1999
“L’approccio Multidisciplinare alla patologia
Cerebrovascolare Ischemica”
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“VISUALIZZAZIONE
QUANTITATIVA
DEI
FATTORI
DI
RISCHIO
CARDIO
E
CEREBROVASCOLARI:
RIFLESSI
PRATICI
DELL’
INFORMATIZZAZIONE
IN
PREVENZIONE
PRIMARIA
”.
Francesco
Piruzza,
Medico
di
Medicina
Generale,
A.S.S.
n.4
“Medio
Friuli”,
Castions
di
Strada
(Udine).
La
ricerca
scientifica
ha
identificato
e
quantificato
i
fattori
di
rischio
basandosi
sui
risultati
di
trial
randomizzati
su
larga
scala
.Nella
pratica
,
però,
il
medico
si
trova
nella
difficoltà
di
quantificare
il
rischio
individuale
per
uno
specifico
paziente
e
nella
scelta
del
trattamento
farmacologico
preventivo
a
lungo
termine
,
che
dovrebbe
essere
basato
sulla
valutazione
del
probabile
beneficio
relativo
alla
riduzione
del
rischio.
Uno
strumento
pratico
per
la
quantificazione
e
la
visualizzazione
del
rischio
è
stato
realizzato
dai
ricercatori
della
Canadian
Medical
Association:
i
quali
rielaborando
i
dati
del
Framingham
Study
hanno
assegnato
un
punteggio
ai
vari
fattori
di
rischio
e
li
hanno
inseriti
in
due
tabelle
a
gradiente
..(
v.
James
.
McCormack,
Pharm
D ;
Levine,
;
Rangn.
Primary
prevention
of
heart
disease
an
stroke:
a
simplified
approach
to
estimating
risk
of
event
and
making
drug
treatment
decisions.
CMAJ
1997;157:422-8)
PROCEDURA
:
1)
Si
consulta
uno
schema
con
i
punteggi
della
PAS,
col-tot,HDL,fumo,diabete,IVS,FA.
2)
Si
individua
l’età
del
paziente
sulle
scale
per
uomini
e
donne.
3)
Si
traccia
una
linea
verticale
che
incroci
la
curva
relativa
del
rischio.
Il
valore
sull’asse
y
corrisponde
al
rischio
assoluto
soltanto
per
età
e
sesso.4)
Per
aggiungere
gli
altri
fattori
di
rischio,
identificare
il
punteggio
di
ogni
fattore
di
rischio.Se
è
un
numero
positivo
spostare
il
punto
precedentemente
individuato
verso
destra
di
tante
caselle
corrispondenti
al
numero,
verso
sinistra
se
il
numero
è
negativo.
La
valutazione
percentuale
del
rischio
è
puramente
indicativa
perché
non
prende
in
considerazione
la
quantificazione
di
altri
fattori
di
rischio
come
la
familiarità,
la
sedentarietà
e
il
peso
corporeo.Nonostante
questi
limiti
il
metodo
rimane
valido
come
strumento
di
prevenzione
primaria.
La
procedura
è
abbastanza
semplice
ma
alquanto
laboriosa
:
per
ovvie
motivazioni
logistiche
l’applicazione
pratica
nello
studio
dei
MMG
risulta
poco
agevole.
L’autore
ha
informatizzato
la
metodica
dei
ricercatori
canadesi
inserendo
nelle
tabelle
originali
delle
barre
che
segnalano,
automaticamente,
il
grado
di
rischio
%
e
reso
possibile,
con
un
particolare
dispositivo,
la
visualizzazione,
a
distanza
di
tempo,
dei
benefici
relativi
alla
riduzione
del
rischio
prodotte
da
interventi
terapeutici
preventivi.
Inoltre
ha
elaborato
un’altra
tabella
per
individuare
il
livello
di
rischio
relativo
al
IMC
(
tabella
n.
3)
e
corredato
l’analisi
di
altri
fattori
di
rischio
per
ottenere
un
valore
prognostico
maggiormente
significativo.
Il
software
è
stato
impostato
in
un’unica
videata
per
avere
una
visione
complessiva
delle
problematiche
del
paziente
e
traducendo
l’
importante
ed
innovativo
concetto
di
“RISCHIO
GLOBALE
“,
proposto
dalla
Task
Force
for
Prevention
of
Coronary
Heart
Disease
in
cooperazione
con
l’Atherosclerosis
Society.
(Nutrition.
1998):
esso
sottolinea
l’importanza
di
considerare
insieme
tutte
le
variabili
predisponenti
conosciute
per
la
caratterizzazione
del
profilo
di
rischio
cardiovascolare
nel
singolo
individuo.Poiché
più
fattori
predisponenti
possono
coesistere
nello
stesso
individuo,in
questo
caso
essi
possono
interagire
comportando
un
aumento
moltiplicativo
del
rischio
cardiovascolare
e
ciò
ovviamente
ha
particolare
importanza
per
determinare
la
prognosi,
la
scelta
di
una
terapia
appropriata
e
i
livelli
desiderabili
per
la
riduzione
dei
fattori
di
rischio.
L’elaborazione
booleana
dei
dati
fornisce
automaticamente
una
relazione
dettagliata
:
a)
della
percentuale
di
rischio
del
paziente
a
5
e
10
anni,
b)
la
diagnosi
del
livello
di
rischio
(
lievemente
aumentato,
moderatamente
aumentato
o
elevato
rispettando
i
criteri
del
rischio
globale
pubblicati
su
Nutrition
.
c)
dei
F.R.
modificabili
,
d)
dei
provvedimenti
terapeutici
e/o
diagnostici
da
adottare,
e)
la
stampa
di
una
relazione,
ad
uso
del
paziente,
per
responsabilizzarlo
sui
fattori
di
rischio.
MEDICINA
BASATA
SULLE
EVIDENZE
Ci
sono
Fattori
di
rischio
NON
Modificabili
(
Età,
sesso,
familiarità
e
razza)
e
Modificabili
(
diabete,
ipertensione,
vasculopatie
periferiche
,
fumo,
alcol,
obesità,
sedentarietà,
colesterolo,
iperuricemia,
fattori
protrombotici,
iperomocisteinemia,
menopausa,
PCR,
tipo
di
personalità,
stress,
emicrania,
CHD,
IVS,
F.Atriale
e
situazione
socio-ambientale
).
Descriviamo,
adesso,
un
esempio
che
illustri
quanto
sopra
descritto:
consideriamo
un
uomo
di
50
anni
alto
1.75
m,
che
pesi
95
Kg
(
IMC=31),
fumatore,
con
PAS
160
mmHg,
Col-tot
292
mg/dl,
HDL
33
mg/dl,
non
diabetico
e
senza
segni
elettrocardiografici
di
IVS.
Il
suo
rischio
cardiovascolare
a
5
anni
è
del
13
%
e
a
10
anni
del
23
%
.Dopo
6
mesi
di
dieta
e
di
adeguamento
dello
stile
di
vita
i
valori
fisici
ed
ematochimici
si
sono
normalizzati
:
(
IMC
=
27,
PAS
135
mmHg,
Col-tot
200
mg/dl,
HDL
48
mg/dl,
abolizione
del
fumo
).
Il
suo
rischio
cardiovascolare
a
5
anni
e
10
anni
si
è
ridotto
sensibilmente,
posizionandosi
nella
parte
bassa
della
curva
di
rischio
Rischio
Assoluto
e
Rischio
Relativo
Secondo
i
risultati
del
Framingham
Study,
negli
uomini
circa
il
70
%
degli
eventi
vascolari
sono
rappresentati
da
infarto
o
morte
per
coronaropatia,
mentre
nelle
donne
la
percentuale
è
del
40
per
cento.
Per
cui,
riprendendo
l’esempio
precedente,
il
rischio
a
5
anni
del
paziente
per
infarto
miocardio
o
morte
per
coronaropatia
è
del
9.1
%
(
70
%
di
13
%)
e
a
10
anni
del
16.10
%.
Il
rischio
per
eventi
cerebrovascolari
a
10
anni
può
essere
calcolato
nello
stesso
modo
utilizzando
la
seconda
tabella.
Dopo
aver
sommato
tutti
i
fattori
di
rischio,
la
percentuale
di
rischio
assoluto
per
lo
stesso
paziente
risulta
del
12
%.
Secondo
il
Framingham
Study,
gli
attacchi
ischemici
rappresentano
circa
il
25
per
cento
(
20
per
cento
nelle
donne)
degli
eventi
cerebrovascolari.
Per
cui
questo
paziente
ha
una
probabilità
del
9
per
cento
di
subire
un
ictus
fatale
o
non
fatale
nei
prossimi
10
anni.
Il
principale
punto
di
forza
del
metodo
di
valutazione
in
oggetto,
oltre
alla
riduzione
della
sottostima
dei
rischi
e
dei
potenziali
benefici
terapeutici
è
sicuramente
il
supporto
della
evidence-based-medicine.
L’
informatizzazione
del
metodo,
eliminando
i
problemi
logistici
(facilità
e
rapidità
d’esecuzione),
consentirebbe
l’uso
su
larga
scala
negli
studi
dei
MMG:
la
prevenzione
primaria
diventerebbe
routine
e
si
disporrebbe
automaticamente
di
una
mappa
costantemente
aggiornata
dei
soggetti
ad
alto
rischio,
con
le
conseguenti
implicazioni
positive
in
tema
di
razionalizzazione
delle
risorse.
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