Home » ECM

ECM

Cos’è la E.C.M. (Educazione Continua in Medicina)

La professionalità di un operatore della Sanità può venire definita da tre caratteristiche fondamentali:
Il possesso di conoscenze teoriche aggiornate ( il sapere);
Il possesso di abilità tecniche o manuali (il fare);
ll possesso di capacità comunicative e relazionali (l’essere).
Il rapido e continuo sviluppo della medicina ed, in generale, delle conoscenze biomediche, nonché l’accrescersi continuo delle innovazioni sia tecnologiche che organizzative, rendono sempre più difficile per il singolo operatore della sanità mantenere queste tre caratteristiche al massimo livello: in altre parole, mantenersi “aggiornato e competente”.
E’ per questo scopo che, in tutti i Paesi del mondo, sono nati i programmi di Educazione Continua in Medicina – E.C.M.; essa comprende l’insieme organizzato e controllato di tutte quelle attività formative, sia teoriche che pratiche, promosse da chiunque lo desideri (si tratti di una Società Scientifica o di una Società professionale, di una Azienda Ospedaliera, o di una Struttura specificamente dedicata alla Formazione in campo sanitario, etc.), con lo scopo di mantenere elevata ed al passo con i tempi la professionalità degli operatori della Sanità.

In Italia per accelerare il raggiungimento degli obiettivi della E.C.M. è nato MAINEX (Medical Application Information Experts).
L’utilizzo su larga scala negli studi dei MMG di questo modello di informatizzazione “esperta” favorirebbe l’erogazione di livelli essenziali di assistenza in modo uniforme ed omogeneo nel territorio ( “Capillarizzazione”)

MESSAGGERO VENETO MARTEDÌ, 20 SETTEMBRE 2005

Pagina 9 – Udine

Sanità, una vera riforma con il “medico esperto”

Mi accingo a scrivere stimolato da un articolo pubblicato sabato 17 settembre sulle pagine del Messaggero Veneto e intitolato: “La sanità è sotto pressione, servono soluzioni durature”.
Concordo che il settore sanità sia sotto pressione, non concordo sulle soluzioni proposte dai colleghi medici alla classe politica.
Nell’articolo in questione si propone di “valorizzare la sanità privata” per ridurre il sovraffollamento del Pronto soccorso, dei laboratori di analisi e di altri servizi specialistici che l’ospedale impropriamente svolge.
Da una parte si sostiene che non bastano interventi tampone come l’offerta di ulteriori servizi, che dati alla mano incentivano ulteriormente la domanda dei cittadini, e dall’altra invece si propone l’entrata in scena di nuovi attori per giunta privati, seppur con budget controllati.
Il problema principale, a mio avviso, non è quello di soddisfare a ogni costo la domanda per ridurre le liste d’attesa, ma quello di qualificare l’appropriatezza della domanda stessa.
A fronte di una crescente domanda di “benessere” non c’è un adeguamento della medicina inteso come apparato concettuale, come sistema epistemico, come capacità cognitiva, c’è una risposta “sanitaria” pur importante in termini di mezzi terapeutici, diagnostici e di trattamenti i più vari, ma gestita in modo economicistico (culto dell’efficienza, del risparmio, del controllo, della misurazione) e con modalità tradizionali.
Analizziamo come origina la domanda e chi la determina: in un recente convegno sulle liste d’attesa persino il Tribunale dei malati e Cittadinanza attiva hanno convenuto che a determinarla in gran parte sono i servizi specialistici, che gestiscono le patologie croniche, anche quelle stabilizzate, e in misura minore i medici di base che gestiscono la prescrizione dei controlli specialistici per le patologie croniche e dei farmaci che gli specialisti prescrivono.
«Ventimila contatti all’anno significano circa 60-70 pazienti al giorno, significano 200-300 ricette al giorno (in media si producono 3-4 ricette per paziente, per alcuni ne occorrono anche 20)».
Il risultato è che il medico di base invece di mediare, filtrare e governare la domanda passa il tempo a riempire con le “x” le caselle giuste, a sostituirle con i codici d’esenzione, note Cuf, invalidità eccetera. Se già questo esercizio risulta alienante per chi utilizza il computer, immaginate come potrà esserlo per chi invece è costretto a scrivere a mano ogni giorno circa 200 codici fiscali nel giusto ordine di casella (3.200 caratteri), 200 indirizzi, 200 codici aziendali, 200 date per non parlare dell’oggetto e fine della ricetta stessa.
Il fatto poi che dei medici di base, anziché cercare di valorizzare il proprio ruolo, auspichino l’entrata in campo di altri erogatori di spesa la dice lunga sul loro ruolo nelle Cure primarie: è, ormai, evidente che questo medico è rassegnato a esercitare il compito di semplice notificatore di spesa indotta da altri.
E se si considera che il maggiore sindacato medico, la Fimmg, è orgoglioso di svolgere questo tipo di assistenza sanitaria, mi chiedo se non sia il caso di attuare una riforma veramente strutturale delle Cure primarie, e cioè quella del riconoscimento di una nuova figura professionale, che potremmo definire “medico esperto”, che avrebbe il compito di mediare, filtrare e migliorare gli interventi sanitari dell’ospedale e della Medicina di 2º livello.
Il medico esperto, si differenzia dal medico di base attuale perché dimostra di:
1) conoscere quali parametri clinici sono da prendere in considerazione per gestire una determinata patologia cronica, per esempio lo scompenso cardiaco, il diabete, l’ipertensione la menopausa, la Bpco e l’asma;
2) di avere acquisito nel suo bagaglio culturale ambiti di conoscenze relative alle varie patologie di più frequente riscontro e di essere in grado di utilizzarle e applicarle quando se ne presenti la necessità;
3) di scegliere il farmaco più appropriato, di conoscere le possibili interazioni con altri nella politerapia e le possibili alternative;
4) di essere in grado di comunicare, integrarsi e confrontarsi con gli specialisti nella gestione clinica delle patologie croniche nel territorio.
Il medico esperto non è attualmente il prodotto delle Università italiane, da cui fuoriescono, ormai, addirittura specialisti di patologia e neanche più di branca.
Tanto meno può essere formato dai corsi Ecm, clamorosamente rivelatisi come semplici fabbriche di crediti .
Tuttavia un tentativo di formare questa figura la si potrebbe tentare se si utilizzasse la tecnologia informatica in modo “intelligente”, i cosiddetti Sistemi esperti, che attualmente vengono utilizzati in tutti i settori dell’attività produttiva che richiedono enormi quantità di conoscenze, impossibili da gestire all’uomo.
Al giorno d’oggi con la definizione dei protocolli, di linee guida riconosciuti dalla comunità scientifica è possibile creare con appositi algoritmi dei moduli per patologia che aiuterebbero il professionista a districarsi con un minimo di professionalità nella gestione delle patologie croniche e della prevenzione.
Questa operazione realizzerebbe il necessario trasferimento di conoscenze dall’ambito della produzione specialistica all’ambito dell’utilizzazione da parte del medico esperto.
Si ridurrebbe in tal modo la dispersione specialistica, si recupererebbe unitarietà culturale e professionale, garantendo ai pazienti conoscenze e competenze specialistiche nel territorio.
Questa sì che sarebbe una riforma strutturale e una soluzione duratura

ottobre: 2017
L M M G V S D
« Ago    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

Facebook

Da circa 30 anni stiamo assistendo al proliferare di ambulatori specialistici dedicati a singole patologie (osteoporosi, diabete clinico, piede diabetico, asma, Asma, BPCO, ipertensione arteriosa, scompenso cardiaco, cardiopatie ischemiche, aritmie, menopausa, allergie , tireopatie, epatopatie , coliti, gastriti etc etc..).
Le liste di attesa sono piene di controlli programmati a distanza di mesi o addirittura di anni e vengono effettuati in pazienti che stanno benissimo, e che quando stanno male veramente devono ricorrere al privato per essere curati con sollecitudine.
Una recente indagine ha chiarito che oltre il 30% dei controlli specialistici sono inappropriati.
Per eliminare questo spreco è necessario che il medico di base riacquisti un ruolo attivo nella gestione delle patologie croniche almeno finchè non si destabilizzino.
Per riqualificare le sue prestazioni professionali il MMG deve acquisire le conoscenze scientifiche che le legittimerebbero.
La complessità e la molteplicità delle problematiche richiederebbe, però, un impossibile impegno intellettuale per non negare ai pazienti le conoscenze e le competenze specialistiche
La tecnologia informatica di tipo esperto DSS (Decision support system) potrebbe realizzare questo processo culturale di trasferimento di ambiti di conoscenza specialistica per essere applicata alla popolazione nel territorio.
Per stabilire quando una patologia si destabilizza e necessita dell'intervento dello specialista si devono analizzare una serie di parametri clinici, antropometrici e di laboratorio che il DSS organizza su un foglio elettronico (tipo Excel).
La riaggregazione , l’analisi matematica dei dati consentono di eseguire delle concatenazioni logiche (“ragionamenti”) a partire dalle informazioni fornitegli, fino a trarne delle conclusioni coerenti, come se essi scaturissero dalla logica e dalla conoscenza di un “Esperto” del problema in esame ( Specialista).
Con l'adozione di questi supporti decisionali, la dotazione di un elettrocardiografo, uno spirometro , un glucometro e una bilancia pesa persone negli attuali studi medici si potrebbero gestire il 75 % delle patologie croniche ed erogare in modo capillare ed uniforme quel 30% di prestazioni specialistiche inappropriate.

www.youtube.com/playlist?list=PLlObiwHmWKrm4Ei-QM6b8cxzw94ZPO5iQ
...

View on Facebook

Mainex ha condiviso un link. ...

View on Facebook

SMART SANITA' ...

View on Facebook

SMART SANITA': L'impresa è ardua, impossibile per chi non desidera il cambiamento , possibile per chi, invece, lo vuole. ...

View on Facebook