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Il medico esperto del MdS

Medico di famiglia diventa il fulcro del piano malattie croniche

Ne soffrono 4 italiani su 10. Prevista meno assistenza ospedale. Lorenzin al question time su H16 e sulla Guardia medica

Più attenzione alla qualità di vita del paziente, meno ospedale e più territorio per gestire i malati cronici, da quelli con Alzheimer e Parkinson a quelli con malattie respiratorie, renali o cardiocircolatorie, ovvero un esercito di milioni di persone, soprattutto anziani. A coordinare l’equipe incaricata di gestirli, un medico di famiglia formato in modo specifico: lo prevede il primo Piano Nazionale delle Cronicità messo a punto dal ministero della Salute.

Il documento aveva avuto il via libera dagli Uffici Tecnici Regionali già dai primi di aprile ed è pronto, in attesa della firma del ministro, per essere inviato all’esame della Conferenza Stato-Regioni. Previsto dalla Legge Balduzzi del 2012 e atteso in base al Patto per la Salute per dicembre 2014, è incentrato sulla persona e le sue condizioni di vita quotidiana, prima ancora che sulla singola malattia. Nato, si legge in premessa, “dall’esigenza di armonizzare gli interventi in materia”, ha l’obiettivo di “alleggerire il peso sull’individuo e la famiglia”.

Promuove interventi volti ad assicurare la continuità della presa in carico dall’ospedale al territorio, attraverso Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali incentrati sulla persona.

Al centro della rete da costruire intorno al malato un medico di famiglia ‘esperto’ che dovrà coordinare gli interventi.

Una riorganizzazione dettata anche dalla necessità di razionalizzare e indirizzare bene le spese, che in questo campo sono altissime. “Si stima che ben il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale – si legge – sia oggi speso per malattie croniche”.

Secondo dati Istat 2015, che riguardano casi autoriferiti da un campione basato sull’intera popolazione, il 38% degli italiani ha almeno una patologia cronica, anche se non sempre corrisponde a un cattivo stato di salute. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità parlano invece di un 27% ma si riferiscono a diagnosi mediche effettuate su una popolazione da 35 a 69 anni.

“L’Italia è lunga e stretta e ci sono realtà montane e con piccoli presidi territoriali che hanno necessità di una copertura. E quindi noi ci rendiamo conto che possa essere necessario ampliare la continuità assistenziale anche nella fascia oraria dalle ore 24 alle 8 dove a livello nazionale si registra il più basso numero di chiamate. Al fine di verificare questo aspetto e di verificare questo Atto d’indirizzo non trovi delle discrepanze a livello territoriale ho chiesto ai miei uffici di approfondire i temi della garanzia della continuità assistenziale nelle ore notturne e nei fine settimana, soprattutto in riferimento a quelle zone di territorio che si trovano più lontane dai pronto soccorso”. Così il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin durante il Question time oggi alla Camera rispondendo ad un’interrogazione dei deputati del PD in merito al nuovo Atto d’indirizzo per il rinnovo delle convenzioni di medici di famiglia e pediatri in cui c’è una forte polemica sul servizio H16.

“Il tema può destare preoccupazione alla vigilia di un importante rinnovo della convenzione attesa da anni e che sarà importantissima per la riorganizzazione della medicina del territorio – ha detto Lorenzin in Aula – . Questo rinnovo di convenzione non determinerà il venir meno di alcuna prestazione assistenziale ma al contrario il potenziamento della presenza medica e una maggiore fruibilità del servizio nell’arco della giornata che va dalle ore 8.00 alle 24.00”.

“La proposta di Atto d’indirizzo – ha ricordato Lorenzin – è stata formulata con l’accordo della Fimmg ed approvata dal Comitato di settore prevede che i medici di medicina generale con i colleghi della continuità assistenziale (guardia medica) opereranno per tutti i giorni della settimana e per l’intero arco della giornata coordinandosi con le reti ospedaliere e territoriali di emergenza-urgenza che potranno così riorganizzarsi al fine di corrispondere efficacemente all’incremento della domanda di assistenza che si registrerà dalle ore 24 alle ore 8. La riforma si traduce in un’integrale riorganizzazione del modello organizzativo della medicina generale per renderlo più efficiente ed efficace mantenendo il servizio di guardia medica dalle 20 alle 24, orari in cui si registra il maggior numero di chiamate notturne”.

Infine il Ministro ha precisato che “all’esito di questi approfondimenti. E quindi con i dati, mi riservo di esercitare le mie prerogative chiedendo quelle modifiche dell’atto d’indirizzo che si rendessero necessarie affinché siano garantiti a tutti i cittadini i servizi di assistenza dalle 24 alle 8 e durante il weekend”.

fonte: ansa, QS


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Da circa 30 anni stiamo assistendo al proliferare di ambulatori specialistici dedicati a singole patologie (osteoporosi, diabete clinico, piede diabetico, asma, Asma, BPCO, ipertensione arteriosa, scompenso cardiaco, cardiopatie ischemiche, aritmie, menopausa, allergie , tireopatie, epatopatie , coliti, gastriti etc etc..).
Le liste di attesa sono piene di controlli programmati a distanza di mesi o addirittura di anni e vengono effettuati in pazienti che stanno benissimo, e che quando stanno male veramente devono ricorrere al privato per essere curati con sollecitudine.
Una recente indagine ha chiarito che oltre il 30% dei controlli specialistici sono inappropriati.
Per eliminare questo spreco è necessario che il medico di base riacquisti un ruolo attivo nella gestione delle patologie croniche almeno finchè non si destabilizzino.
Per riqualificare le sue prestazioni professionali il MMG deve acquisire le conoscenze scientifiche che le legittimerebbero.
La complessità e la molteplicità delle problematiche richiederebbe, però, un impossibile impegno intellettuale per non negare ai pazienti le conoscenze e le competenze specialistiche
La tecnologia informatica di tipo esperto DSS (Decision support system) potrebbe realizzare questo processo culturale di trasferimento di ambiti di conoscenza specialistica per essere applicata alla popolazione nel territorio.
Per stabilire quando una patologia si destabilizza e necessita dell'intervento dello specialista si devono analizzare una serie di parametri clinici, antropometrici e di laboratorio che il DSS organizza su un foglio elettronico (tipo Excel).
La riaggregazione , l’analisi matematica dei dati consentono di eseguire delle concatenazioni logiche (“ragionamenti”) a partire dalle informazioni fornitegli, fino a trarne delle conclusioni coerenti, come se essi scaturissero dalla logica e dalla conoscenza di un “Esperto” del problema in esame ( Specialista).
Con l'adozione di questi supporti decisionali, la dotazione di un elettrocardiografo, uno spirometro , un glucometro e una bilancia pesa persone negli attuali studi medici si potrebbero gestire il 75 % delle patologie croniche ed erogare in modo capillare ed uniforme quel 30% di prestazioni specialistiche inappropriate.

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