M.I.C.I.

(Anticorpi anti-citoplasma perinucleare dei neutrofili)

La Colite Indeterminata (C. I.)

La Colite Indeterminata è una Malattia Infiammatoria Cronica Intestinale (MICI) in cui coesistono nello stesso soggetto, sia contemporaneamente che in fasi successive, caratteristiche endoscopiche ed istologiche sia della Rettocolite Ulcerosa (RCU) sia del Morbo di Crohn (MC). Le Coliti indeterminate possono rimanere tali o evolvere nel tempo specificatamente verso una delle 2 forme.

Nelle casistiche più recenti la Colite indeterminata rappresenta circa il 10% – 15% di tutte le MICI. L’eziopatogenesi non è ancora chiara; si ritiene comunque che sia di tipo multifattoriale con il coinvolgimento di diversi fattori quali quelli genetici, ambientali, infettivi e autoimmunitari. La diagnosi si basa sia su dati clinici, laboratoristici che strumentali anche se solo le caratteristiche istologiche possono caratterizzare la forma di MICI. Schematicamente dal punto di vista istologico la RCU è caratterizzata da un infiltrato infiammatorio delle cripte con la perdita dell’architettura delle ghiandole e deplezione di cellule mucipare. Il MC è invece caratterizzato da una infiammazione transmurale infiltrato infiammatorio, fibrosi, presenza di aggregati linfoidi, dilatazioni e sclerosi dei vasi linfatici e la formazione di tipici granulomi. Nella colite indeterminata è proprio tale distinzione istologica che viene a mancare. Sono quindi importanti tutte quelle indagini che possano indirizzare verso una forma piuttosto che un’altra e che sono già in uso per la diagnosi standard

( endoscopia, tecniche di radiologia tradizionale, Spiral TAC e RMN , scintigrafia con leucociti marcati, ecografia, ecc.).

Inoltre vi sono anche indagini di laboratorio che possono aiutare a distinguere le 2 forme.

Negli ultimi anni infatti è stata introdotta la ricerca di 2 autoanticorpi : i pANCA (Anticorpi anti-citoplasma perinucleare dei neutrofili) e gli ASCA (anticorpi anti-Saccaromices). I p-ANCA sono più facilmente associati alla RCU mentre gli ASCA al MC sebbene la loro sensibilità e specificità sia senz’altro inferiore al 100%. Un’indicazione particolare all’uso di tali tests sierologici, suggerita da Mac Dermott, riguarda la colite indeterminata. Questo specie per pazienti che necessitino di una terapia chirurgica. Ricordiamo infatti che gli interventi in elezione sono diversi tra RCU e MC (colectomia con anastomosi ileo-anale e pouch o ileo-retto anastomosi , ecc. ). Tale indicazione si basa sulle seguenti osservazioni.

pazienti con MC e p-ANCA positivi hanno una condizione infiammatoria simil-RCU;

la presenza di p-ANCA correla con l’insorgenza di pouchite in soggetti con RCU sottoposti a colectomia;

la frequenza di colectomia nei pazienti con colite indeterminata è molto maggiore che in quelli con diagnosi certa di RCU

il tasso di pouchite è molto più alto nei soggetti con colite indeterminata (19%) che in quelli con RCU (5-8%).

Anche l’introduzione di una recente tecnica diagnostica innovativa, l’ileoscopia con videocapsula, si sta rilevando di estrema utilità nella diagnostica differenziale delle 2 forme. Tale esame permette di identificare possibili lesioni , tipo macroulcerazioni, lesioni iperplastiche, ecc. a livello del piccolo intestino, non altrimenti dimostrabili, facendo propendere la diagnosi verso un MC.

Riassumendo, la colite indeterminata è acquisizione relativamente recente. La sua incidenza è in aumento in tutti i centri che si occupano di MICI. La necessità di una sicura diagnosi differenziale è fondamentale specie nel caso di pazienti che abbiano   bisogno di essere sottoposti ad intervento chirurgico.


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Da circa 30 anni stiamo assistendo al proliferare di ambulatori specialistici dedicati a singole patologie (osteoporosi, diabete clinico, piede diabetico, asma, Asma, BPCO, ipertensione arteriosa, scompenso cardiaco, cardiopatie ischemiche, aritmie, menopausa, allergie , tireopatie, epatopatie , coliti, gastriti etc etc..).
Le liste di attesa sono piene di controlli programmati a distanza di mesi o addirittura di anni e vengono effettuati in pazienti che stanno benissimo, e che quando stanno male veramente devono ricorrere al privato per essere curati con sollecitudine.
Una recente indagine ha chiarito che oltre il 30% dei controlli specialistici sono inappropriati.
Per eliminare questo spreco è necessario che il medico di base riacquisti un ruolo attivo nella gestione delle patologie croniche almeno finchè non si destabilizzino.
Per riqualificare le sue prestazioni professionali il MMG deve acquisire le conoscenze scientifiche che le legittimerebbero.
La complessità e la molteplicità delle problematiche richiederebbe, però, un impossibile impegno intellettuale per non negare ai pazienti le conoscenze e le competenze specialistiche
La tecnologia informatica di tipo esperto DSS (Decision support system) potrebbe realizzare questo processo culturale di trasferimento di ambiti di conoscenza specialistica per essere applicata alla popolazione nel territorio.
Per stabilire quando una patologia si destabilizza e necessita dell'intervento dello specialista si devono analizzare una serie di parametri clinici, antropometrici e di laboratorio che il DSS organizza su un foglio elettronico (tipo Excel).
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