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Terapia 10 regole

10 REGOLE per gestire lo SCC

Lo scompenso cardiaco e’ una sindrome clinica complessa caratterizzata da un deficit della funzione ventricolare, del sistema di regolazione neuroormonale, intolleranza allo sforzo, dispnea, ritenzione di fluidi e riduzione della longevita’. Nonostante i continui perfezionamenti dell’approccio terapeutico, la prognosi ”quoad vitam” per i pazienti affetti da scompenso cardiaco rimane severa: il rischio di decesso, infatti, pari al 5-10% per anno in pazienti con scompenso cardiaco lieve, aumenta drasticamente al 30-40% nei quadri clinici avanzati. Sulla base delle attuali conoscenze medico scientifiche, le sole classi farmacologiche che hanno dimostrato di migliorare la sopravvivenza dei pazienti affetti da scompenso cardiaco sono rappresentate dagli ACE inibitori, dallo spironolattone e dai beta bloccanti. Questi farmaci, pertanto, dovrebbero essere usati nella maggioranza dei pazienti con scompenso cardiaco, anche se il loro utilizzo richiede un attento dosaggio e monitoraggio da parte del Medico.
I diuretici e la digitale, invece, pur migliorando la sintomatologia e riducendo il numero dei ricoveri, non sono associati ad una riduzione della mortalita’.
Il rischio di decesso risulta addirittura aumentato con i farmaci antiaritmici di Classe I, gli agenti inotropi positivi non glicosidici ed i calcio antagonisti con azione inotropa negativa, come il verapamil e il diltiazem, che pertanto dovrebbero essere sempre evitati.

La terapia dello scompenso cardiaco fonda il suo razionale, essenzialmente, sull’uso di pochi farmaci .
1)    Ace-inibitori che sono da assumere per sempre e se ci sono effetti collaterali, prima di passare ai
sartani bisognerebbe provare con un altro aceinibitore.
Attenzione, però, negli anziani con grave disfunzione diastolica da marcata cardiomiopatia ipertrofica,
dal momento che farmaci come gli ACE che riducono il carico possono renderli ipotesi.
In caso.
2)    associare i diuretici tiazidici per contrastare l’iperkaliemia provocata dagli ace e per ridurre il
sovraccarico ventricolare e gli edemi . Se c’è insufficienza renale o gli edemi sono resistenti
aggiungere diuretici dell’ansa o simil tiazidici
Se c’è fegato da stasi o uno scompenso destro sono utili i risparmiatori di potassio (spironolattone)
3)  Una volta che il quadro clinico è stabilizzato da almeno 2 settimane ( peso corporeo stabile, paziente asciutto si può passare ai            betabloccanti con le dovute cautele all’inizio della terapia (dosaggio da aumentare gradualmente)
4) ipotensione da gestire
[la PAS non deve scendere In questa fase occorre evitare l’effetto sinergico dei 3 farmaci ipotensivi e si può giostrare
differendo in diverse ore della giornata la loro assunzione, i bb rallentano l’effetto ipotensivo se assunti dopo il pasto.

5) Se ci sono sintomi da scompenso ( affaticabilità, dispnea, mal stare generale ortopnea, si può
ricorrere alla Digitale. [ mantenere la digossinemia < 1,2 mgdl]
6)  se c’è una tachiaritmia da FA a frequenza non controllata dalla digitale si può aggiungere
l’isoptin o l’amiodarone.
7)    se la Frazione d’eiezione < 40 è prioritaro il Betablocco ed eventualmente la TAO se trombofilia.
8)   Quando lo scompenso ha una etiopatogenesi di natura ischemica può essere utile il CA: Amlodopina.
9)   Tutti vanno vaccinati contro l’influenza e lo pneumococco catarrale
10)  Naturalmente vanno monitorati gli elettroliti, l’azotemia, la creatininemia, le transaminasi, la calcemia, ecg
e aggiustare la terapia a seconda degli effetti collaterali correggendo le situazioni anomale.


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