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Prenotazioni, la
telefonata ora si paga
La Regione cede il servizio a esterni, via il numero
verde e il costo della chiamata è a carico dei pazienti.
No della
Cgil
SANITÀ »SCATTA LA
PROTESTA
Il Cup fornisce informazioni anche sui servizi
sociali
IL
DIRETTORE GIURICIN Spendevamo tra 350 e 400 mila euro
l'anno, ora il costo per l'utenza non supererà alcune
decine di centesimi di euro
Oltre alle prenotazioni
degli esami e delle visite ambulatoriali, il Centro
unico di prenotazione (Cup) fornisce anche le
informazioni di orientamento ai servizi sociali. Un
servizio, questo, che fino a fine maggio veniva gestito
separatamente rispetto alle prenotazioni di prestazioni
sanitarie. «Dal primo giugno - spiega il direttore del
dipartimento servizi condivisi, Claudio Giuricin -
contattando il Cup si possono ottenere anche le
informazioni sui servizi sociali presenti sul
territorio, sul pronto soccorso sociale e sulle varie
emergenze comprese quella determinata dal caldo». Il Cup,
infatti, fa da riferimento per le case di riposo, i
distretti sanitari, i pronto soccorsi e i dipartimenti.
Qui dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18, e sabato e
domenica dalle 9 alle 14, si possono rivolgere tutti
coloro che si trovano in difficoltà. Il dipartimento
servizi condivisi, insomma, ha collegato a un unico
numero di telefono tutte le informazioni relative alla
salute pubblica. ©RIPRODUZIONE RISERVATA di Giacomina
Pellizzari Prenotare una visita in ospedale o negli
ambulatori delle Aziende sanitarie della provincia costa
di più. Dal primo giugno, la telefonata al Centro unico
di prenotazione (Cup) è a carico dei cittadini. Il
numero verde, a costo zero per l'utenza, è venuto meno
perché la Regione attraverso il dipartimento dei Servizi
condivisi ha esternalizzato la risposta telefonica.
Inevitabili le proteste dei cittadini al cui fianco si
schiera la Cgil decisa a chiedere un incontro
all'assessore, Vladimir Kosic e «se non basta - avverte
Alessandro Baldassi, sindacalista della Funzione
pubblica - investiremo del problema la commissione
consiliare regionale». Da mercoledì, dunque, per
prenotare le prestazioni sanitarie ambulatoriali va
formulato il nuovo numero telefonico 848448884 che
sostituisce il numero verde 800007800 con una
differenza: l'onere della telefonata è a carico del
chiamante. «Non è giusto - tuona Baldassi - anche perché
l'esternalizzazione del servizio non è stata concordata
con le organizzazioni sindacali. Senza contare che il
Cup è un servizio che continua a non funzionare bene in
quanto il personale è insufficiente per rispondere a
tutte le chiamate». Lo stesso sindacalista fa notare,
inoltre, che spesso la gente è costretta ad attendere
diversi minuti la risposta al telefono, un'attesa che a
questo punto rischia di costare cara. Dello stesso
avviso la consigliera comunale del Pd, Maria Marion:
«Non è giusto - ribadisce - far pagare ai cittadini
questo servizio anche perché il Cup è stato istituito
per ridurre la necessità di recarsi a prenotare
direttamente nelle strutture». Ma non solo, perché, da
conoscitrice del sistema sanitario regionale, la stessa
Marion sostiene che, ancora una volta, l'eliminazione
del numero verde conferma «che le cose pubbliche vengono
affrontate sempre con i piedi e poco col cervello».
Questo per dire che se proprio si doveva risparmiare si
potevano far tornare i conti tagliando da altre parti.
In effetti, la Regione eliminando il numero verde
risparmia tra i 350 e 400 mila euro l'anno. Questo, come
conferma il direttore del dipartimento dei servizi
condivisi (Dsc), Claudio Giuricin, era il costo che la
Regione sosteneva per gestire circa 650 mila telefonate
l'anno. «Solo il 20% di questa cifra - continua Giuricin
- era determinato dalle chiamate da telefono fisso che
costituivano l'80% delle richieste. Questo perché il
numero verde aveva un'anomalia di utilizzo: la quota
minima delle chiamate (20%) fatte da cellulari
comportavano l'80% del costo totale». Fatto questo
distinguo, il direttore del Dsc assicura che ora il
costo per l'utenza è minimo: «Non supera alcune decine
di centesimi di euro. Vale a dire 7 centesimi di euro di
scatto alla risposta e uno o due centesimi a minuto».
Per quanto riguarda, invece, la funzionalità del
servizio, Giuricin assicura che non potrà che
migliorare. Anche perché «il contratto allunga di
mezz'ora l'operatività del call-center. Prima rispondeva
dalle 8 alle 18, dal primo giugno invece dalle 7.30 alle
18». Allo stesso modo, lo stesso direttore del Disc
respinge le accuse sulle attese telefoniche visto «che
l'obbligo di risposta è superiore al 90% delle chiamate.
Abbiamo avuto - ammette Giuricin - qualche difficoltà in
passato poi risolte. Tant'è che se nel 2009 il personale
del call-center rispondeva al 35% delle chiamate, l'anno
successivo ha raggiunto l'85% e ora supera il 90%».
Resta invece attivo il numero verde della campagna
oncologica e di salute pubblica che prevede lo screening
mammografico per le donne, le quali possono continuare a
telefonare gratuitamente per cambiare la data
dell'appuntamento. ©RIPRODUZIONE RISERVATA |
IN
PROVINCIA
Malattie del cuore e tumori le cause principali dei decessi
GORIZIA
Nonostante gli innegabili progressi della scienza medica e
l'efficienza del sistema sanitario locale, le malattie del
sistema circolatorio e le patologie tumorali costituiscono
ancora le prime cause di morte nell'Isontino. A confermarlo
è l'annuale indagine condotta dall'Istat sulle principali cause
di decesso nella Provincia di Gorizia, pubblicata ieri e
riferita al 2008. Rispetto alla precedente rilevazione, i
decessi risultano più che raddoppiati, attestandosi a quota
mille 710 casi: di questi, ben 555 (nel 2007 erano stati appena
303) sono direttamente riconducibili a malattie neoplasiche, con
una netta prevalenza di morti sopraggiunte a causa di tumori
polmonari o, più in generale, dell'apparato respiratorio (107
casi documentati); diagnosticate a soggetti poi deceduti anche
neoplasie al al colon (48), al pancreas (42), al fegato (32) e
al seno (29). Quasi settecento sono state le morti causate da
disfunzioni al sistema circolatorio, principale causa di decesso
nel territorio provinciale isontino. Altissima anche la
percentuale di premature dipartite determinate dall'affiorare di
episodi di ischemia cardiaca (315 casi), mentre 189 persone sono
decedute a causa di un accidente cerebrovascolare, aneurismi e
ictus su tutti. Novantuno persone hanno lasciato la vita
terrena dopo una crisi determinata da patologie respiratorie:
fatale in 22 casi una polmonite, in due circostanze un'influenza
non governata e, per 41 soggetti, il peggioramento delle
condizioni di una malattia cronica delle basse vie respiratorie.
Nel corso del 2008 si è registrato nell'Isontino un caso mortale
di tubercolosi, mentre due persone hanno perso la vita dopo aver
contratto l'Aids. In crescita esponenziale anche i decessi
riconducibili al diabete mellito, passati in un anno da 15 a 64.
Le principali cause di decesso restano quelle di tipo
patologico: tra le motivazioni esterne individuate dal
monitoraggio dell'Istat spiccano invece le cadute accidentali
(17 casi), gli incidenti automobilistici (tre), i suicidi o i
tentativi di autolesione personale (otto) e due omicidi.
Christian Seu
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MERCOLEDÌ, 02 FEBBRAIO 2011 |
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«Stiamo diventando burocrati»
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Raffaele Di Cecco: c’è un processo di
svilimento della professione |
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La testimonianza |
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Lui ci ha provato. Si è collegato. Ma il
computer si è rifiutato di ricevere i certificati ed
educatamente ha fatto sapere che il sistema era
momentaneamente fuori uso. E la stessa cosa è capitata a
tantissimi altri medici della provincia di Udine. Per il
dottor Raffaele Di Cecco, che lavora a Udine nord, è la
cronaca di un flop annunciato. «E tutto ha origine –
spiega – dai medici che hanno accettato supinamente
questa cosa e da un’idea, che non condivido, di
attribuirci funzioni sempre più burocratiche e sempre
meno mediche. Dedicare tempo a queste certificazioni
significa sottrarlo alla professione. Il rischio che
vedo all'orizzonte è di un’overdose di informatizzazione
che potrebbe non essere utile al medico e al paziente,
perno – quest’ultimo – del sistema sanitario».
Ostracismo alla modernità? Macchè! Sentitelo: «Credo di
essere stato il terzo medico in Friuli (eravamo nel
1995) a informatizzare lo studio. All’epoca spesi una
barca di soldi, diversi milioni. C’ho lavorato tantisimo,
ma adesso la rete è diventata il Grande fratello. Un
esempio? Dal 2005, da quando ci sono le nuove ricette, i
dati relativi al flusso delle nuove prescrizioni non
finisco al ministero della Sanità, ma delle Finanze. Dal
2005 è in atto un’operazione di dossieraggio dei
cittadini visto che il consumo dei farmaci era noto da
molti, molti anni.
Per Di Cecco, insomma, «quello che viene avanti è una
proposta di mutazione genetica del medico cui viene
proposta un cambiamento radicale. Qualcuno pensa che
questo migliori il servzio. Ma non c’è stato uno studio
pilota. Qui abbiamo un ministro che favoleggia sulla
funzionalità di un sistema che è, invece, piantato». Ma
Di Cecco si chiede anche quanto sia costato «questo
giochino. Per esempio ho ricevuto una comunicazione
dall’Ass secondo cui per questa incombenza burocratica
ci sarà pagato il collegamento Adsl. Bene, basta
moltiplicare un singolo costo su base nazionale. Dove
prenderanno questi soldi?».
Sì, per il dottor Di Cecco questa «è un’intrusione
burocratica in una professione che avrebbe bisogno di
ben altro. Così, invece, il medico è costretto a
burocratizzarsi». (d.pe.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA |
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ASS "medio friuli" e
ospedale
Prevenzione cardiovascolare,
sede rinnovata Il direttore: «Dimezzare infarti e
ictus si può»
«Se fosse messo in pratica ciò che
oggi si conosce, in regione il numero di infarti e ictus
verrebbe dimezzato. Ridurre la mortalità, però, non
basta: per invecchiare in salute, è necessario evitare
che infarti e ictus si manifestino. Ma ci sono persone
che, pur adottando tutte le misure di sana
alimentazione, attività fisica costante, astensione dal
fumo, assunzione regolare di farmaci contro
ipertensione, ipercolesterolemia e diabete, finiscono
per avere lo stesso un infarto. Per questo non si può
tralasciare la ricerca». Diego Vanuzzo, responsabile del
Centro di prevenzione cardiovascolare dell'Ass n.4
"Medio Friuli", di casi del genere, nel corso della sua
carriera, ne ha visti moltissimi. Ecco perchè, per lui e
per tutti i suoi collaboratori, a cominciare dalla
collega Lorenza Pilotto, la giornata di ieri, con
l'inaugurazione della nuova sede del Centro, al "Santa
Maria della Misericordia", rappresenta una tappa
importante nel cammino verso una sempre migliore opera
di prevenzione cardiovascolare. Numerose le autorità
presenti alla cerimonia. Dal presidente della Regione,
Renzo Tondo, al direttore dell'Ass 4, Giorgio Ros, al
direttore sanitario dell'Azienda
ospedaliero-universitaria, Fabrizio Fontana, al
presidente della Lega friulana per il cuore, Fausto
Borghi, a monsignor Guido Genero e al professor Attilio
Maseri, cardiologo di fama internazionale, oltre a
consiglieri regionali, politici e amministratori e tanti
volti noti per aver contribuito, a livello
istituzionale, sanitario e del volontariato, a fare del
Centro di Udine una struttura di eccellenza a livello
nazionale e internazionale. Ed è stato proprio il dottor
Vanuzzo a ripercorrere i 50 anni di vita della
struttura, nata per volontà del compianto professor
Giorgio Antonio Feruglio (presente la vedova, Maria
Luisa Feruglio) e che oggi, contando anche la sezione di
Medicina dello sport, rappresenta un autentico ponte tra
ospedale e territorio. «Le malattie che il Centro ha
contribuito a debellare dagli anni '60 agli '80 - ha
affermato - erano le febbri reumatiche dei ragazzi, che
da adulti sviluppavano gravi alterazioni delle valvole
cardiache. Ma per una guerra vinta se ne profilava
un'altra, tuttora in corso: l'infarto cardiaco e l'ictus
cerebrale, gravati da alta mortalità e da conseguenze
talora disastrose come lo scompenso cardiaco e la
paralisi. Nei primi anni '70 - continua - non si
conoscevano le cause e per scoprirle e combatterle
nacque il "Progetto Martignacco". Oggi si sa che alta
pressione, livelli alterati di colesterolo e
trigliceridi, fumo di sigaretta, diabete, obesità,
sedentarietà sono tutti fattori di rischio
cardiovascolare. Possono, cioè, fare sviluppare queste
gravi malattie, soprattutto se combinati insieme.
Fortunatamente i fattori di rischio si possono ridurre,
diminuendo la mortalità per infarto e ictus. Il
professor Feruglio - ha concluso - riuscì a portare la
lotta ai fattori di rischio a livello regionale,
contribuendo a ridurre l'eccesso di mortalità
cardiovascolare di cui la regione era gravata». A
spiccare, oggigiorno, è soprattutto il Progetto "Cuore"
dell'Istituto superiore di sanità, che permette di
calcolare e ridurre il rischio cardiovascolare e che è
stato adottato nel recente Piano regionale di
prevenzione cardiovascolare, che ha per referente
scientifico lo stesso dottor Vanuzzo. |
28.07.2009
Gestionali per la Mg insufficienti secondo una ricerca
veneta

di Alessandro Santoro
Ai medici di
famiglia manca una cartella clinica informatizzata che possa
aiutarli a migliorare la pratica prescrittiva e assistenziale.
Così almeno sentenzia uno studio condotto nei mesi scorsi da un
gruppo di lavoro multidisciplinare composto da medici di
famiglia, farmacologi e farmacisti. Finanziata dalla Regione
Veneto con i fondi messi a disposizione dall’Aifa per la
farmacovigilanza, l’indagine ha preso gli otto gestionali più
usati dai medici di famiglia e ne ha valutato le performance in
base a dieci indicatori elaborati dal gruppo di ricerca.
Risultato, nessuno dei software analizzati ha ottenuto un
punteggio superiore a 54 su 100; tre su otto hanno meritato una
valutazione attorno a 50 su 100 e altri quattro hanno preso un
voto tra 32 e 39. «Il progetto» è la riflessione con cui si
conclude la ricerca, pubblicata sul numero 3/2009 di Dialogo sui
farmaci «ha rilevato una scarsa qualità dei contenuti
informativi e delle relative funzioni di supporto alla
prescrizione».
Va peraltro detto che nella sua analisi il gruppo di lavoro ha
concentrato la propria attenzione sui requisiti “informativi”
dei gestionali. Non a caso, tra gli indicatori selezionati per
la valutazione dei software c’erano la presenza della scheda
tecnica (Rcp) del farmaco; l’indicazione di eventuali interzioni;
un archivio delle Dear doctor letters redatte dall’Aifa;
l’opzione della prescrizione per principio attivo; l’indicazione
delle Note limitative; la consultabilità delle Carte del rischio
cardiovascolare.
Sulla base delle evidenze emerse dalla ricerca, il gruppo di
lavoro ha provveduto a elaborare anche un documento contenente
alcune
proposte dirette al miglioramento dei gestionali per la Mg.
«Siamo medici, non i segretari degli specialisti»
La polemica di
ELENA DEL GIUDICE
«E’ ora di finirla di venire relegati al ruolo di
segretari delle segretarie degli specialisti ospedalieri!». E
questa volta, anzichè limitarsi a dichiararlo, lo Snami, una
delle organizzazioni sindacali dei medici, ha preso carta e
penna e inviato al direttore generale dell’Agenzia della sanità,
al direttore centrale della Direzione della sanità, nonché
all’ordine dei medici e all’Azienda sanitaria, una lettera nella
quale richiama le segnalazioni di diversi colleghi sull'utilizzo
- anzi, nel caso specifico, sul mancato utilizzo - del
ricettario del Servizio sanitario regionale da parte degli
specialisti ospedalieri.
In buona sostanza permane la cattiva abitudine degli specialisti
ospedalieri, di prescrivere su un foglio di carta bianca
intestata, anzichè sul ricettario (i foglietti stampati in
rosso), esami, indagini diagnostiche, approfondimenti, ulteriori
visite specialistiche. In questo modo il paziente che si reca
dallo specialista, nel momento in cui esce da quell’ambulatorio,
è costretto a ritornare dal proprio medico di fiducia per farsi
fare le prescrizioni sul ricettario dei Servizio sanitario. Il
medico di medicina generale, dunque, si trova a svolgere il
ruolo del “segretario” che trascrive disposizioni impartite da
altri.
«Ai medici di medicina generale - sottolinea Mauro Marin dello
Snami - non piace affatto svolgere questo ruolo. Ma soprattutto
riteniamo che nel momento in cui si può agevolare un paziente,
questo debba essere fatto. Tanto più - rimarca Marin - che sono
le norme a prevederlo espressamente».
«Tutti i medici del Servizio sanitario nazionale debbono essere
in possesso ed usare il ricettario del Ssn; e in Friuli Venezia
Giulia questo è normato anche dalla recente Legge Regionale N. 7
del 26 marzo 2009, all’articolo 9. Questo articolo - riporta
Marin - ha come titolo “semplificazione delle prescrizioni
specialistiche”, e prevede che: “Al momento del primo accesso e
delle visite successive, gli specialisti ambulatoriali e gli
specialisti ospedalieri prescrivono direttamente gli
approfondimenti diagnostici e le ulteriori visite
specialistiche. In ogni caso deve essere mantenuto il contatto
con il medico curante, medico di medicina generale e pediatra di
libera scelta, allo scopo di perseguire la continuità
assistenziale”».
Ma se questa è la norma i comportamenti non sono coerenti, tanto
da spingere il sindacato Snami a rivolgersi ad Azienda
sanitaria, all’Agenzia regionale della Sanità e anche alla
Direzione dell'assessorato. Nella lettera si spiega che
«continuano a pervenire da parte di molti medici di medicina
generale iscritti alla nostra organizzazione, segnalazioni in
merito al mancato utilizzo del ricettario del Ssn nelle
strutture aziendali, e si demandano ai medici di fiducia compiti
di pura segreteria, peraltro non previsti dalla vigente
normativa. Anzi - si legge nella lettera - la delibera della
giunta regionale 3011 del 30 novembre 2007, a proposito della
sistematica violazione delle disposizioni sul corretto utilizzo
del ricettario, ritiene che ciò “appesantisce il carico di
lavoro del medici di medicina generale e dei pediatri di libera
scelta in pratiche non assistenziali e a carattere prettamente
amministrativo” e, aggiungiamo, parrebbe pure indicare una
mancanza di rispetto nei riguardi dell’attività libero
professionale del medici di medicina generale. A questo
proposito si chiede di sapere quale sia la linea aziendale.
Ricordiamo infine la recente legge regionale n. 2/2009 e
attendiamo notizie sulle modalità applicative».
In sostanza, a tutto vantaggio degli utenti della sanità, nel
momento in cui ci si reca in ospedale per una visita
specialistica, se ne deve uscire con la “ricetta” per esami di
laboratorio, esami strumentali, altre visite specialistiche,
senza doversi recare dal proprio medico per la semplice
trascrizione dal foglio bianco a quello rosso di ciò che lo
specialista ha suggerito.
KOSIC
Martedì 17
Febbraio 2009,
Un Libro verde, strumento già
adottato dalla Commissione europea e dal Governo italiano, è un
documento che raccoglie le indicazioni programmatiche e i temi
portanti che una Amministrazione pubblica intende affrontare,
tramite una consultazione pubblica, al fine di elaborare
soluzioni condivise.
Questo documento riguarda
il sistema sociosanitario regionale ed è rivolto a tutti i
soggetti istituzionali, sociali, professionali, alle
associazioni e ai singoli cittadini, per condividere la visione
sul disegno di un nuovo modello sociosanitario.
Il Servizio sanitario del
nostro Paese si basa sui principi cardine dell'universalità di
accesso e della solidarietà sociale che lo hanno portato ad
essere uno dei più apprezzati al mondo. Nella nostra regione
tali principi si sono sempre coniugati con una costante ricerca
della qualità. È necessario però un ulteriore sforzo per mettere
al centro dell'attenzione la salute delle persone e per
proseguire nell'opera di modernizzazione dei servizi alla
persona. È maturo il tempo per prendere decisioni sul futuro del
sistema sociosanitario regionale in maniera più partecipata
affinché il diritto a una vita sana sia il risultato di
responsabilità condivise.
Entro l'estate 2009 si
intende varare il nuovo piano sociosanitario regionale
2010-2012. In vista di questo impegno, negli Indirizzi
pluriennali delle politiche sanitarie, sociosanitarie e sociali
regionali la Giunta regionale ha delineato i principi ispiratori
e i temi principali del nuovo piano, definendo il modo in cui si
desidera procedere per migliorare il sistema delle risposte ai
cittadini. Esistono alcuni aspetti del miglioramento che
richiedono un particolare approfondimento e una verifica di
fattibilità. È stato pertanto individuato nel Libro verde uno
strumento utile per esercitare il diritto alla partecipazione in
materie che toccano così da vicino ciascuno di noi e che vanno
affrontate con senso di responsabilità, di solidarietà e di
civiltà.
È la prima volta che si
procede così nella nostra Regione: verrà assicurato l'iter
istituzionale della pianificazione strategica, svolto osservando
i vincoli che le norme pongono, arricchendolo però con le
osservazioni e i suggerimenti dei professionisti, delle
associazioni e dei cittadini, che è giusto e opportuno avere
sempre più vicini.
A premessa del Libro
verde, preme riprendere e ribadire i principi che ispirano le
politiche sociosanitarie della Giunta regionale, quali: equità,
qualità, sostenibilità, trasparenza, sicurezza, responsabilità,
semplificazione. L'universalità di accesso e la solidarietà
sociale devono continuare ad essere i fondamenti dei servizi
pubblici alla persona della nostra regione, condizioni
necessarie ma non ancora sufficienti a garantire la loro equità.
Equità necessaria per prevenire una delle principali ingiustizie
di cui le persone soffrono oggi: la disparità di trattamento a
fronte di medesimi problemi.
Quali fenomeni
caratterizzano la disequità, quali motivi la originano? Come si
può ridurne l'impatto? Oggi, i criteri di accesso ai servizi
sanitari e a quelli sociali sono di per sé differenti, come
differenti sono i tempi e i modi con cui essi rispondono e
prendono in carico le problematiche dei cittadini. Spesso accade
che una stessa persona con un problema di salute e con necessità
assistenziali non riesca ad avere risposte contemporanee e
concordate da parte di servizi sanitari e di servizi sociali.
Per questo è necessario arrivare a definire una modalità di
approccio ai problemi di cura e di assistenza che non sia
lasciata alla buona volontà di alcuni operatori e dei cittadini
coinvolti, ma che sia frutto di un accordo strutturale, stabile
e sostenibile, tra sistema sanitario e sistema dei servizi
sociali, per assicurare il diritto che ognuno di noi ha alle
cure e alla salute.
Molti ritengono che il
servizio pubblico sia in generale lento ad erogare alcune
risposte. Questa convinzione deriva spesso dalla mancanza di
consapevolezza o di conoscenza delle logiche di priorità, di
gravità, di rischio per la salute, secondo cui un servizio
pubblico è organizzato. Non si può pensare di ottenere negli
stessi tempi, ad esempio, la stessa prestazione diagnostica
(un'ecografia, una Tac, una risonanza magnetica) per un trauma
banale o per un sospetto di malattia tumorale. Si può fare molto
per migliorare l'informazione sul corretto uso dei servizi, sui
comportamenti sani e sui fattori di rischio. Altrettanto si può
fare per ridurre le differenze tra le diverse aree della nostra
regione, che nel suo complesso è in grado di fornire risposte
efficaci ed efficienti.
Modalità di accesso più
semplici, possibilità di utilizzare le tecnologie informatiche,
abbattimento delle barriere culturali, organizzative e
geografiche, possono contribuire in maniera significativa a
ridurre le disuguaglianze. Queste criticità non inficiano
comunque il livello di qualità del sistema sanitario regionale.
Quello del Friuli Venezia Giulia, infatti, viene considerato uno
dei servizi sanitari pubblici regionali di miglior qualità in
Italia e il grado di soddisfazione da parte della popolazione è
complessivamente buono.
È necessario, secondo
criteri espliciti, definire le priorità e individuare le
soluzioni possibili e accettabili in base alle risorse
disponibili e alle conoscenze scientifiche. È necessario farlo
con trasparenza discutendo con gli interlocutori istituzionali,
con i professionisti e le loro associazioni, con le associazioni
che rappresentano i cittadini, i malati e i loro familiari. Se
non sarà possibile ottenere un consenso su ogni aspetto, che
almeno che il dissenso sia consapevole e responsabile.
Vladimir Kosic
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